Audero dopo il petardo: “Dentro di me sentivo un vuoto”
Il portiere della Cremonese e il caso del petardo: Audero rompe il silenzio a Gazzetta.
«A quel tifoso vorrei chiedere: perché lo hai fatto?»
Il giorno dopo l’incidente, il portiere fa il punto sulle sue condizioni:
«Sto abbastanza bene, almeno mentalmente. Ripensando a quello che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più gravi. Ma è difficile da digerire».
A partita finita, una volta scesa l’adrenalina, sono arrivati i dolori: rigidità al collo, mal di schiena, dolore all’orecchio. «Nei prossimi giorni farò accertamenti. Diciamo che poteva andare anche peggio».
Petardi e fumogeni allo Zini: il racconto dei momenti di paura
L’atmosfera non era serena già dal riscaldamento: fumogeni e petardi sugli spalti. «Cose che purtroppo succedono, spesso bengala che non esplodono. Sembrava tutto sotto controllo».
Poi, durante la partita, l’attimo che cambia tutto: «Giro la testa, vedo quell’oggetto a terra vicino a me. Mi sposto seguendo l’azione, stavo anche richiamando l’attenzione dell’arbitro. Ho fatto pochi passi e poi… il botto».
Il boato è devastante. «Come una martellata all’orecchio. Faticavo a sentire. Avevo un taglio alla gamba, il calzoncino strappato, un bruciore fortissimo. Se non mi fossi spostato, poteva finire davvero male».
Perché Audero ha deciso di restare in campo
Nonostante tutto, Audero non ha abbandonato il match. «L’adrenalina, certo. Ma anche la voglia di non far finire la partita così. Dentro di me non sentivo di dover uscire. Sapevo di potercela fare».
Poi però qualcosa cambia. «Nel secondo tempo ho avvertito un vuoto. Non mi era mai successo. Non era solo il dolore fisico: era una delusione profonda. Continuavo a pensare a quel punto del campo. Pochi centimetri più in là e chissà… mano, braccio, o peggio. Mi chiedevo: perché sono qui?».
Audero non cerca vendetta, ma risposte:
«Vorrei chiedergli: perché? Qual è il tuo scopo? Supportare la tua squadra o fare casino? Perché fare male agli altri e anche a te stesso? Qual è il senso di tutto questo?».