Alciato: “Il calcio è emozione travolgente. La Juventus dovrebbe fare un monumento a Spalletti. Ho visto Locatelli con gli occhi lucidi e Thuram ripete incessantemente…”
Alessandro Alciato, giornalista di Prime Video, tramite Instagram p, ha raccontato quanto sia stato bello seguire la sfida tra la Juventus e il Galatasaray da bordo campo: "Un metro. Ho vissuto Juventus-Galatasaray con @primevideosportit ad un solo metro dal campo, dalla panchina, dal destino che gioca con i sentimenti come si fa con lo yo-yo. Un po’ su, un po’ giù, finché non ci si stanca o non si spezza l’elastico. Con potenza, prepotenza, lascerà dei segni. Dopo una vita di lavoro, dopo chissà quante partite raccontate, si possono ancora imparare delle cose, e di nuovo ho capito che chi non vive di emozioni, semplicemente non vive. Ho visto i gol di Locatelli, Gatti e McKennie, l’espulsione cervellotica di Kelly, l’errore di Zhegrova e la palla persa da Adzic, certo, ma ho avuto il privilegio di vedere e ascoltare altro. Le lacrime di Thuram appena sostituito, il suo ripetere incessantemente “non dovevo sbagliare quel gol”. Con Di Gregorio e Pinsoglio - che di professione fanno i portieri, e quindi conoscono quanto possa essere labile l’equilibrio fra il sorriso e il pianto, vivono di attimi fuggenti – dolci nell’abbracciarlo, consolarlo. Per una volta primi su un compagno e non sul pallone. Ho visto la panchina in piedi per tutta l’ultima mezz’ora, ho ascoltato nitidamente i sussurri, e quei sussurri hanno fatto tutta la differenza del mondo, spiegazioni a basso decibel del fatto che al cuor si comanda eccome. Ho visto Locatelli arrivare per l’intervista a fine partita, con gli occhi lucidi del capitano che ha perso il prossimo porto ma è ben saldo al comando della nave: “Mi viene da piangere”, ma se ci ripenserà, fra qualche tempo, gli scapperà anche un sorriso. Ho visto i crampi alle gambe diventare crampi allo stomaco. Ho visto Spalletti fare lo Spalletti, intanto la Juventus dovrebbe fargli un monumento. Ho capito perché un respiro ad alta intensità, un battito accelerato, un pianto non trattenuto contino più di un gol, anzi due, facciamo tre, di un errore, di un cartellino rosso e folle e di una palla persa. Il calcio è emozione travolgente, prima di tutto. Il resto viene dopo. E’ stato bello scoprirlo, ancora una volta. Ad un metro. Un solo metro", ha scritto il giornalista.