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Adani: "Il calcio non è offensivo o difensivo in sè. Bisogna fare un gol in più dell'avversario per vincere"

di Giuseppe Giannone

Sul "Corriere della Sera", Lele Adani dà una sua idea di quello che è il "giochismo", o che dovrebbe essere: "Non so chi l’ha inventata, ma la parola 'giochista' sarebbe già da cancellare. Non solo perché è brutta e vuota di significato ma soprattutto perché non ha nulla a che fare col calcio. Solo nella testa di qualche superficiale infatti può esistere un allenatore professionista che «gioca» tanto per, senza nessun obiettivo. La differenza di proposta di ogni squadra va analizzata e il «come gioca» è l’oggetto dell’analisi di ogni buon comunicatore calcistico, cioè di quello che cerca di avvicinare l’appassionato/tifoso al calcio giocato, al calcio vero, tramite le sue conoscenze, le sue esperienze, i suoi approfondimenti. 

Gli allenatori hanno un ruolo importante con la loro comunicazione perché offrono una lettura «da dentro» che deve essere colta, accompagnata e in qualche situazione anche interpretata e trasferita al pubblico. I più grandi venditori di fumo sono quelli che dicono che il calcio si circoscrive al solo risultato, anche perché, mi chiedo, quando non si raggiunge un risultato positivo, che argomento possono trattare?

Il calcio non è offensivo né difensivo in sé. Bisogna fare più gol del rivale. Aumenti le probabilità di vincere quando sei il più vicino possibile alla porta avversaria e nelle migliori condizioni possibili. Più sei vicino all’area più hai probabilità di tirare in porta. Non sveliamo segreti. Così come la percentuale di possesso è un indice tra tanti: non giochi a calcio per avere il pallone, il gioco consiste nell’usarlo per generare quante più occasioni da rete possibili. Obiettivo di chi lo comunica è quello solo di rilevare il merito e avvicinare il calcio dei protagonisti alla gente. E in questo sì, oggi, ahimè il risultato ci vede perdenti".


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