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Abodi sul vincolo sportivo: "I giovani non sono merce né un asset industriale"

di Alessandra Stefanelli

Nel corso dell’audizione alla Commissione Cultura del Senato, il ministro per lo Sport Andrea Abodi è tornato su uno dei temi più delicati per il calcio italiano: l’abolizione del vincolo sportivo.

Una questione che ha sollevato forti perplessità tra i club, preoccupati di non poter più tutelare gli investimenti sui giovani. Abodi ha però chiarito il contesto in cui è maturata la riforma: “Quando siamo arrivati, il vincolo era già di fatto azzerato. C’erano circa 200 casi vicini a una sentenza definitiva, e la norma sarebbe cambiata comunque per via giurisprudenziale, non legislativa”.

Il ministro ha spiegato come l’intervento del governo abbia cercato di trovare un equilibrio, introducendo un limite temporale di due anni e lasciando aperta la porta a eventuali correttivi: “Sono pronto anche a qualche piccolo ritocco”.

Ma il passaggio più netto riguarda la visione di fondo: “Non riesco a considerare i giovani un asset industriale. Non mi renderò mai disponibile a trattare gli adolescenti come merce commerciale”. Una posizione etica chiara, che punta a ridefinire il rapporto tra formazione sportiva e diritti dei giovani atleti.

Abodi ha inoltre evidenziato una contraddizione interna al sistema, chiamando in causa la FIGC: “Nel momento in cui il vincolo è stato eliminato, la Federazione ha ridotto del 50% i premi di formazione, che rappresentano una compensazione fondamentale per i club”.


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