Sconcerti: "L'aiuto alle grandi una regola forzata, non bisogna scontentarle troppo e la VAR non è scienza"

di Rosa Doro
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Nel suo editoriale su Il Corriere della Sera, Mario Sconcerti ha parlato delle polemiche arbitrali: "Sugli arbitri non saremo mai d’accordo perché decidere è un’operazione di parte. Per evitare la discussione abbiamo fatto tutto quello che sembrava possibile: gli arbitri sono diventati professionisti, hanno seminari settimanali, sono un’unione che risponde al loro presidente e non alla Federazione. Cioè sono indipendenti come auspicato per 80 dei 90 anni di campionato a girone unico. Ora si comincia a pensare che l’indipendenza sia un’arma a doppio taglio, che costruisca corporazioni senza memoria e con interessi variabili. Si è così reintrodotta la regola che l’arbitro che sbaglia contro una squadra non l’arbitrerà più per molto tempo. Una vecchia legge del taglione che è alla base della maggior parte dei sospetti di questi 90 anni. Un arbitro fa carriera se arbitra grandi partite. Per arbitrarle non deve farsi «squalificare» dalle grandi squadre. Per non farsi squalificare non deve scontentarle troppo. Questo non è un sospetto, è la regola. E alla fine è ancora la grande società che sceglie da chi essere arbitrata. È un errore anche pensare che la Var sia scienza. Non lo è". 


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