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Padoin: "Vedo Pogba come Morata. Lui apprezzerebbe il fatto di rientrare a Torino"

di Benedetta Demichelis
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Simone Padoin ha parlato a Stadio Aperto su TMW Radio: 

Ci racconta quel gennaio 2012 con l'approdo alla Juve?

“Più che altro partirei da sei mesi prima e dalla penalizzazione di 6 punti che avevamo preso. Fummo bravi a colmare il gap già nelle prime giornate, facendone otto nelle prime quattro. Questo ci dette lo slancio per ripartire quasi alla pari, e ricordo che quando andai via stava per iniziare il girone di ritorno: eravamo abbondantemente salvi in quel momento. Quindi è arrivata la chiamata della Juve e l'ho presa al volo, una decisione in poche ore anche perché era il penultimo giorno di mercato”.

Due settimane fa la Juventus ha omaggiato il suo ritiro dal calcio. Vale come uno Scudetto?

“Sono d'accordo, i titoli e i trofei sono importanti ma poi rimane anche l'affetto della gente, soprattutto coloro con cui hai diviso determinate emozioni. Penso a giocatori che sono apprezzati anche se non hanno vinto tantissimo, e per me esserlo dalla maggior parte della tifoseria juventina è un grande piacere ed è una cosa che mi porterò dietro per sempre. Impagabile”.

Vede un Morata più maturo?

“Assolutamente sì. La prima avventura è stata molto buona soprattutto in termini realizzativi, specie quando arrivammo in finale di Champions fu decisivo coi suoi gol, ma quello che vedo adesso è il Morata più forte degli ultimi anni, e ve lo dico perché ho continuato a seguirlo negli ultimi anni: al di là che è pimpante, non l'avevo mai visto così dentro al gioco della squadra. E i gol continua a farli: sa sempre cosa fare in ogni momento e situazione della partita, in ogni zona di campo. Questo lo rende l'uomo in più dell'inizio per la Juve: in tanti hanno storto il naso dopo che nel mercato sono stati fatti tanti nomi, ma penso che la Juventus abbia fatto bene a riportare un ragazzo così legato all'Italia e decisivo in maglia bianconera”.

Il peso di Barzagli, Bonucci, Chiellini e Buffon quanto è stato decisivo per il suo inserimento?

“Quando ti approcci alla Juve ed entri in contatto con certi giocatori, ti fanno capire, e non tanto a parole ma più coi fatti, quanto giornalmente siano sempre sul pezzo e quanto ci tengano. Sono giocatori fondamentali sul campo ma altrettanto fuori, con l'esempio per far capire quanto siano importanti comportamenti ed atteggiamenti giusti. Mi piace quando in fase difensiva uno di loro fa un salvataggio e subito festeggia con rabbia. O se c'è un errore di un compagno, sono sempre pronti a sorreggerlo: cose fondamentali, ti fanno capire cosa è ulteriormente importante al di là della tecnica”.

Quanto sono diversi Conte e Allegri?

“Diversissimi, nell'approccio, nel trattare coi giocatori e portare avanti le loro idee, ma è la dimostrazione che il calcio è bello per questo: si può arrivare a vincere in tanti modi diversi, e loro sono l'esempio più eclatante. Entrambi hanno grande intelligenza, riescono a far rendere al massimo i giocatori”.

Il Conte di oggi è lo stesso che conosceva lei?

“Secondo me è sempre lui, solo che alla Juventus aveva il supporto dei risultati, all'Inter ancora questo non ce l'ha al 100%. Molti l'hanno criticato dicendogli che sembrava aver perso la sua proverbiale rabbia, ma io lo conosco e la determinazione fa parte del suo carattere, e la sta mettendo anche nell'Inter. Facendo fatica a trovare risultati è normale che non sembri, perché questo sono tutto”.

Sorpreso dalla Juve che ha affidato la panchina a Pirlo?

“Andrea non ha un compito facile nell'allenare subito la Juventus, ma sono convinto che col tempo prenderà sempre più le redini della situazione: il suo carattere fa respirare tranquillità alla squadra e questo si è visto. Non parla molto, ma basta un suo sguardo, una sua piccola parola per far capire cosa voglia portare avanti. La Juve da questo punto di vista è lungimirante e sa che doveva apportare modifiche affinché nel tempo il progetto potesse ulteriormente migliorare. Stanno pensando anche al futuro, e quando apporti così tante modifiche, con un allenatore alla prima esperienza, ci vuole un po' di tempo. Alla Juve e nelle grandi squadre è difficile avere pazienza... Ma si stanno preparando al ricambio e hanno pensato che il momento ideale fosse quest'anno. Se hanno portato avanti certe scelte è perché sono convinti siano quelle giuste”.

In molti invocano Pogba per il centrocampo della Juventus. Manca uno come lui?

“Farebbe le fortune di ogni allenatore e squadra. Lo vedo un po' come Morata, è uno che apprezzerebbe il fatto di rientrare a Torino per quanto è stato bene ed è legato ancora alla squadra. Penso però che la Juventus sia attrezzata nel mezzo: Bentancur mi piace, e Rabiot lo vedo cresciuto rispetto all'anno scorso. Mi sarebbe piaciuto vedere ancora Pjanic, giocatore eccezionale che anche se non in giornata può creare pericolo con le palle da fermo. L'avrei tenuto perché mi ricorda proprio quel Pirlo che è oggi in panchina”.

Che futuro si aspetta per Buffon e Chiellini?

“Dipende dalle loro intenzioni. Penso che Chiello, anche parlandone, abbia eslcuso la possibilità di allenare ma che sia convinto della possibilità di intraprendere un futuro da dirigente e sotto quelle vesti lo vedrei benissimo. Su Gigi non lo so, è più complicato da comprendere...”.


Simone Padoin ai microfoni di Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini
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