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Mauri: "Non darei la Juventus per vinta"

di Benedetta Demichelis
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Stefano Mauri ha parlato in esclusiva a Soccermagazine.it: 

Il campionato di quest’anno sta rilanciando alcune nobili decadute come Milan e Inter. Secondo te sarà in questa stagione che verrà interrotto il ciclo della Juventus?

"Ci sono buone possibilità. Io credo che comunque la favorita quest’anno sia l’Inter, per come è cominciata la stagione. Anche se la Juve non la darei già per sconfitta: ha una rosa competitiva, forse l’unica che può essere paragonata a quella dell’Inter. Non la darei per vinta".

Un anno fa la Lazio stava sorprendendo tutti fino all’interruzione del campionato giunta a marzo. Secondo te, col senno di poi, senza lo stop forzato i biancocelesti si sarebbero aggiudicati sicuramente lo scudetto?

"“Sicuramente” no, se la sarebbero giocata fino all’ultimo, molto di più rispetto a quello che è realmente successo nel post-COVID, ma darla sicuramente vincitrice mi sembra un po’ troppo. Di sicuro avendo la possibilità di giocare ogni 7 giorni e non ogni 3, quindi preparando meglio le partite, se la sarebbe potuta giocare fino all’ultimo. Quello è sicuro".

A tal proposito come ti spieghi il paradosso per cui il Milan, proprio iniziando a giocare ogni 3 giorni, si è praticamente trasformato dopo la pandemia, tanto da arrivare a lottare per lo scudetto?

"Credo che lì sia stato molto bravo Pioli a creare un gruppo vero, perché credo che la squadra abbia dimostrato di essere una squadra vera, di giocare l’uno per l’altro, di fare fatica l’uno per l’altro. Poi è chiaro che i risultati hanno dato una grossa mano e in alcuni casi credo anche l’assenza del pubblico, perché il pubblico di San Siro è molto esigente e il fatto che non ci sia davanti a una squadra così tanto giovane può anche aver aiutato da un certo punto di vista".

Dando uno sguardo alla Champions, la situazione delle italiane non è idilliaca perché la Juventus è chiamata alla rimonta contro il Porto, mentre Lazio e Atalanta dovranno affrontare rispettivamente Bayern Monaco e Real. I biancocelesti sono i più sfortunati in questo senso?

"Questo è fuori di dubbio, anche perché quest’anno il Bayern Monaco ha vinto tutto quello che c’era da vincere. Sono i campioni del mondo, quindi è chiaro che sia stato il sorteggio più sfortunato. Però quando nel girone arrivi secondo è anche normale incontrare delle grandi squadre agli ottavi".

Di questi tempi si fa un gran parlare della costruzione dal basso che alcune squadre sembrano adottare quasi per moda. Il Sassuolo di De Zerbi ne ha fatto uno stile, mentre il Napoli sta incontrando difficoltà. Secondo te potrebbe essere questo fattore a penalizzare gli azzurri nella corsa al quarto posto, a favore della Lazio?

"Io credo che il Napoli sia penalizzato tanto dagli infortuni, dal COVID e da tante altre situazioni che si stanno creando all’interno della società. Il Napoli ha avuto fuori Koulibaly e Manolas o comunque uno dei due, non ha avuto praticamente mai Osimhen per cui ha speso anche tanti soldi, tra l’infortunio alla spalla, il COVID e l’ultimo infortunio che ha avuto questa settimana. L’alternativa era Mertens, ma anche lui ha saltato 2-3 mesi di campionato. Anche Fabian Ruiz ha avuto il COVID per tanto tempo. Il Napoli ha avuto tantissimi giocatori fuori. Secondo me il momento negativo è più dovuto agli infortuni e alle assenze che ha avuto Gattuso piuttosto che alla costruzione da dietro".

Nella tua carriera hai militato anche nell’Udinese prima di approdare a una big come la Lazio. Oggi il giocatore più rappresentativo dei friulani è De Paul, spesso accostato a Inter e Juventus: secondo te è pronto per il salto di qualità o rischia di bruciarsi?

"No, credo che sia pronto per il salto di qualità. Purtroppo è un periodo storico in cui il COVID ha portato tante problematiche a livello economico e finanziario per le società, quindi oggi spendere 30 o 40 milioni o comunque i soldi che chiede l’Udinese non è per niente facile. Ovviamente, l’Udinese dal canto suo non vuole abbassare le pretese – corrette, aggiungo – che ha per De Paul, perché è un giocatore comunque molto forte. Lui è pronto per fare questo salto".

Negli ultimi giorni alcuni tifosi si sono risentiti per alcuni messaggi amichevoli inviati da Lorenzo Pellegrini a Ciro Immobile in occasione del suo compleanno. Già in passato, però, alcuni giocatori di Roma e Lazio come Totti e Nesta, non si facevano problemi a manifestare la loro amicizia. Tu che sei stato sia nella Lazio sia in azzurro, cosa ne pensi?

"Penso che Roma sia un ambiente particolare. Chi ha giocato e ha vissuto nell’ambiente romano sa benissimo che queste amicizie o esternazioni amichevoli non sono molto gradite proprio perché l’ambiente romano è questo. Io credo che le amicizie ci siano state in passato, ci siano oggi e ci saranno anche in futuro tra giocatori della Lazio e giocatori della Roma, però in alcune situazioni è forse meglio tenersele per sé e non esternarle".

Per concludere: c’è un giocatore in cui Stefano Mauri si rivede nella Serie A di oggi?

"Mi piace vedere Castrovilli, può essere simile. Anche Pessina dell’Atalanta. Credo che siano i giocatori che un po’ rispecchiano le mie caratteristiche".

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