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Gresko torna sul 5 maggio: "Non fu solo colpa mia. Ronaldo? Calciatore unico"

di Gianmarco Minossi
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Intervistato da Il Posticipo, Vratislav Gresko, difensore slovacco in forza all'Inter dal 2000 al 2002, è tornato sullo scudetto perso il 5 maggio 2002: "Non hanno massacrato solo me, tutta la squadra è stata massacrata. Anche io ho sbagliato, ma potrei menzionare tante altre cose che ci hanno impedito di vincere quell’anno. Bisogna pensare alle cose belle e mettersi quelle brutte alle spalle: non dimenticarle, ma saperle usare nel futuro. vincendo con la Lazio avremmo vinto lo scudetto, ma abbiamo perso. A Verona contro il Chievo eravamo avanti 2-1 poi però la partita è girata e abbiamo preso gol all’ultimo minuto. Ci sarebbe bastato battere l’Atalanta in casa per vincere lo scudetto invece abbiamo perso: io però non avevo giocato perché squalificato per somma di cartellini gialli. Uno può trovare sempre il modo per giustificarsi, io però non cerco scuse per quello che è successo. Il giorno dopo eravamo delusi. Quando uno ama il calcio e perde poi è deluso. Io non voglio dare colpe agli altri, mi prendo le mie responsabilità. Ero giovane, avevo 22 anni. Dopo una sconfitta che faceva male, la cosa migliore da fare è chiudere la porta di casa e rimanere lì dentro e non andare in giro. I tifosi vanno allo stadio per vedere la propria squadra vincere e quando non succede si arrabbiano. I tifosi pensano che i giocatori possono influenzare l’andamento delle cose. Quando un calciatore va in città, a prescindere dal fatto che abbia giocato o meno il giorno prima, viene beccato dai tifosi che incontra e deve prendersi le colpe. In ogni nazione però è diverso. Ronaldo? Abitava sopra di me nello stesso palazzo. Era una grande persona, un calciatore unico. era troppo forte, contro di lui era impossibile difendere, nemmeno Ivan Cordoba in allenamento ce la faceva perché Ronnie era sempre un passo in avanti con le sue finte".

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Domenica 09 agosto 2020
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