Buffon a La Stampa: "Affezionato alla Juventus, mi sento come un vecchio amico. Vorrei stare in campo fino a 80 anni"

di Alessandra Stefanelli
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L’ex capitano e portiere della Juventus Gianluigi Buffon torna a parlare attraverso una lunga intervista concessa ai microfoni de La Stampa:

Se con la Juventus era un’ossessione, qui che cos’è la Champions?
«Un giorno a carriera finita, vi racconterò davvero il mio rapporto con questo torneo. Di sicuro non è mai stata un’ossessione, ma una grande fortuna: quella di poter giocare a un livello che non ha eguali. Certo, alla Juve le pressioni erano diverse, il tam tam cominciava a settembre e questa aspettativa non ti mollava per tutta la stagione. Al Psg è un obiettivo molto importante ma qui società e tifosi riescono a viverla diversamente».
Possibile che Pogba giocasse così male solo a causa di Mourinho?
«Non ho mai creduto ai calciatori che remano contro l’allenatore. È più una questione di empatia, l’ho provato anche io in carriera. Paul ora è consacrato, era un ragazzo adesso è un “ometto” con personalità ben spiccata. È il punto di riferimento del Manchester».
Riavvolgiamo il nastro: dalla firma con il Psg sono passati otto mesi. Che cosa ha capito di questo nuovo mondo?
«Mamma mia, già così tanti. Sono volati. Sto vivendo un’esperienza molto bella, riprogrammarsi con l’entusiasmo che ci ho messo io ti regala molto. Ti migliora».
In che senso?
«Mi sono tolto dopo 40 anni da una zona di comfort e rimesso in gioco in campo e nella vita. Magari la gente manco ci crede o pensa che sia una cavolata, ma per me il solo capire una nuova lingua e provare a parlarla mi fa evolvere, mi allarga la mente. Perché mi hanno scelto? Immagino l’abbiano fatto perché mettessi a disposizione le mie conoscenze, tutto quello che ho imparato in un club unico come la Juve».
Che sensazioni prova quando vede giocare la Juve?
«Mi sento un vecchio amico. Io sono affezionato alla Juve, ci vorremo bene per sempre. Anche il fatto di essersi separati non ha provocato polemiche, c’è grande rispetto e stima. Ho visto il secondo tempo della partita di coppa Italia con l’Atalanta, ecco avrei voluto essere lì per riuscire a dare una mano in qualche modo ai miei ex compagni».
Ronaldo: si aspettava questo impatto?
«Sì. Ha dato linfa nuova a tutto l’ambiente. Il pres è stato bravo a capire come ci fosse bisogno di una scintilla per riaccendere l’entusiasmo».
Atletico Madrid-Juve che partita sarà? «Se c’è una squadra dura da battere è proprio l’Atletico, ma questa Juve non deve avere paura di niente e di nessuno».
Ha sotto gli occhi tutti i giorni Verratti: noi non l’abbiamo ancora capito. Ci aiuta a farlo?
«In Italia non lo capiamo perché è di difficile collocazione. Non so dove, ma uno come lui deve sempre giocare. Ha personalità, strafottenza e tecnica per inventarsi ogni tipo di colpo. Ha qualcosa in più degli altri».
Il suo arrivo gli ha dato equilibrio?
«Non ne ha bisogno, se glielo dai si ammoscia. Cerco di trasmettergli serenità e convinzione».
Verratti è uno dei gioielli di Mancini, la Nazionale sta uscendo dal buio?
«Il processo di sofferenza è terminato, siamo in una sorta di rinascimento che spero verrà suffragato dai risultati. L’Italia sta tornando a dare qualche zampata. Zaniolo, Barella, Verratti, Chiesa che ora segna con continuità, Gigio che sta crescendo bene. E poi ci sono Chiello e Leo, siamo in buone mani».
Se la Nazionale è il passato, che cosa c’è nel suo futuro?
«A 41 anni non ho smesso di sognare. E quando sogni è bello vedersi in tante situazioni diverse. Ho bisogno di entusiasmo, l’anno scorso pensavo di smettere e mi ha creato troppa negatività. Per questo io sogno nella mia testa di stare sul campo fino a 80 anni, il nonno in porta con il bastone e con la maglia numero uno. E al tempo stesso immagino che tutto possa finire domani. Non mi pongo limiti, ma so che il conto prima o poi arriverà».


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