Bocca (Repubblica): "Quando la Juve non c'è bisogna cogliere l'occasione"

di Alessandro Vignati
Vedi letture
Foto

Attraverso la sua rubrica su Repubblica.it "Bloooog!", il giornalista romano Fabrizio Bocca ha parlato della finale di Coppa Italia: "E’ stata una Coppa Italia che ha continuato a rovesciare le cose, i destini e i pronostici fino a quando la Lazio non l’ha alzata nel cielo dell’Olimpico. Fino all’ultimo. Una volta uscita la Juventus di Ronaldo, buttata fuori dall’ Atalanta, e una volta uscite tutte le altre big, alla fine si pensava che fosse l’anno giusto per i bergamaschi e per Gasperini. L’Atalanta è la squadra dell’anno e Gasperini pure è la squadra dell’anno. Fino a metà partita e oltre si è pensato che l’Atalanta stesse guidano la manovra e reggere agevolmente i fili del suo destino, che insomma potesse vincerla davvero. Ma evidentemente non si erano fatti i conti con Simone Inzaghi, allenatore giovane e mai troppo rispettato fino in fondo, spesso criticassimo. Invece è stato lui, con le sue mosse, i suoi inserimenti a cambiare la partita consentendo alla Lazio di dominare quei venti minuti finali e dunque di vincere un trofeo oggi sempre più importante. Se tutto il resto o quasi lo vince la Juve diventa vitale esserci nei rari momenti in cui il mostro a sette teste si distrae. La Lazio in questi anni è sempre stata competitiva almeno in Coppa Italia, ha fallito la qualificazione in Champions League, ma in Coppa Italia si è sempre fatta onore. Nelle ultime sette stagioni l’ha vinta due volte (2013 e 2019) e in finale ci è andata ben quattro volteTogliendo Immobile e riservandosi Milinkovic per il momento decisivo della partita, Inzaghi ha permesso alla Lazio di vincere seccamente 2-0 una partita che non era stata affatto facile e che anzi l’ Atalanta aveva abbastanza agevolmente controllato. Ma non fino in fondo. Inzaghi e la Lazio si sono semplicemente presi il meglio, quello che loro serviva della partita. Per una volta Gomez, Ilicic e Zapata, attaccanti straordinari, sono stati innocui e dunque era doveroso approfittarne. Forse questa partita non cambierà il destino di Gian Piero Gasperini (furioso per il mani di Bastos non fischiato e non controllato dal Var) che ancora si deve giocare il posto in Champions League passando per la partita con la Juve di domenica sera. Di sicuro cambierà l’apprezzamento e la valutazione di Simone Inzaghi, arrivato come allenatore quattro anni fa un po’ per caso, qualche volta addirittura un po’ maltrattato e a criticato, ma adesso  quasi un pezzo grosso, uno cui portare rispetto. Dopo venti anni, da  calciatore e da allenatore, di Lazio può godersi il momento più alto della sua carriera".