IL TERZO TEMPO - Feroce, organizzata, solida: la Juventus ora spaventa l'Europa. La difesa è un bunker, Allegri fuoriclasse della panchina

di Luigi Risucci
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~~Nemmeno l'energia dei centomila del Camp Nou, le velleità di rimonta invocate da Luis Enrique, la voglia di rivalsa di grandi campioni del calcio mondiale hanno scalfito la solidità della Juventus. A Barcellona va in scena il ritorno dei quarti di finale di Champions League con il risultato meno atteso ed un'altra partita che, al pari di quella d'andata, regala una enorme dimostrazione di calcio giocato. La squadra di Allegri è organizzata, cinica, fredda, per nulla intimorita dalla bolgia che li circonda e ribatte colpo su colpo i tentativi blaugrana, giocando uomo contro uomo e vincendo spesso i duelli individuali. Anestetizzare le folate offensive del Barça non è da tutti (quest'anno solo una volta i catalani non hanno segnato tra le mura amiche), non prendere gol in 180' sembra pura utopia, passare il turno il giorno del sorteggio sembrava una lontana chimera. Invece vincono pragmatismo ed organizzazione scientifica delle marcature e del pressing, un capolavoro assoluto orchestrato da Allegri sulla lavagna tattica ed interpretato magistralmente dai suoi ragazzi, in grado di recitare il copione rasentando la perfezione assoluta. Ci voleva una Juve impeccabile e così è stato: Messi e Suarez sono ingabbiati dalle trame ordite dalla retroguardia bianconera, solo Neymar sembra possedere un talento così smisurato ma non poter essere soffocato, ma anche il brasiliano deve recedere di fronte alla rabbia agonistica degli avversari. Alex Sandro e Dani Alves recitano ancora una volta la parte dei leoni, schiumando rabbia ogniqualvolta i diretti avversari decidono di puntarli e se riescono nell'arduo compito di arginarli è anche grazie ai dirimpettai di fascia, quei Mandzukic e Cuadrado divenuti imprescindibili per il gioco di Allegri. Si può giocare con quattro attaccanti in contemporanea, in terra catalana, solo se si è disposti a sfiancarsi pur di partecipare con costanza alla fase difensiva e la strana coppia croato-colombiana sono perfetti esempi di tornanti puri e vecchio stampo. In particolare l'evoluzione da centravanti consumato ad ala sinistra avuta dall'ex Bayern Monaco ha dell'incredibile, se si vede con quale naturalezza si muove lungo tutta la corsia mancina. Ma la Juve la partita la vince nella zona centrale del campo: la coppia Bonucci-Chiellini non concede un centimetro a chiunque passi da quelle parti, giocando il pallone con intelligenza per cercare ripartenze e con la giusta noncuranza quando la difesa necessita di ossigeno. Perfezione assoluta per tutti i 180' per il trio di italiani completato da capitan Buffon, vero zoccolo duro di questa squadra. A completare il capolavoro tattico e difensivo della squadra si aggiunge la sontuosa partita condotta in mezzo al campo da Khedira e Pjanic. Il tedesco continua a sorprendere soprattutto per la grande costanza di rendimento, che fa di questa la sua miglior stagione da professionista. Dopo aver subito un brutto pestone da Neymar, Sami restituisce il favore a Suarez e si prende il giallo che gli costerà la semifinale d'andata. Pjanic invece gioca una delle sue migliori partite da quando veste il bianconero, intercetta una serie infinita di passaggi, gestisce le ripartenze con tecnica ed intelligenza, è il vero metronomo della squadra di Allegri. Anche se il gol gli manca forse da troppo tempo, si dimostra un elemento imprescindibile per la mediana, per l'unicità delle caratteristiche tecniche, con buona pace di Marchisio (tra l'altro ieri in tribuna per via di un fastidio al polpaccio). Il bosniaco è il migliore in campo per distacco, mentre lì davanti Dybala ed Higuain si sacrificano giocando da centrocampisti aggiunti ed alzando il pressing sul portatore di palla. A dispetto di una difesa perfetta, la squadra non ha disatteso il diktat di Allegri in conferenza stampa: “ogni volta che abbiamo la palla tra i piedi, dobbiamo capire che si può far gol al Barcellona”. Molte sono state le ripartenze, con alto tasso di pericolosità e scarsa incisività, ma sono servite senz'altro a far capire ai blaugrana che attaccare a tutto campo era una scelta troppo impavida. La freddezza dei numeri incorona il bunker bianconero come la difesa più forte del pianeta calcio: in questa edizione della Champions solo due gol subiti in 10 partite, doppio clean sheet contro il Barcellona, imbattibilità di Buffon giunta a 531', minor numero di tiri in porta concessi nel continente. Il tutto sapientamente condito dalla sapienza di Allegri, un allenatore sottovalutato per troppo tempo, che sul campo ha dimostrato la sua grandezza senza fare troppi proclami e che probabilmente si è guadagnato un ricco rinnovo fino al 2020.
Semifinale europea, finale di Coppa Italia e primato solido (+8 sulla Roma) in campionato: non si poteva chiedere di più ad inizio anno; a partire dal posticipo con il Genoa di domenica sera che può rappresentare la zampata decisiva per il sesto titolo di fila, sembra davvero che per realizzare una stagione da sogno manchino davvero poche, pochissime partite...


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