Gli eroi in bianconero: Osvaldo NOVO

di Stefano Bedeschi
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Perfetto gentiluomo, custode delle doti e virtù della gente del vecchio Piemonte, onesto fino allo scrupolo, cordiale e affettuoso se pure riservato e introverso, sino ad apparire timido. Era amico sincero e di pura e incrollabile fede juventina. Raramente prendeva parte alle gaie e festevoli brigate giovanili, ma si illuminava quando, con i compagni di squadra, otteneva una vittoria o un importante successo. Allora si trasformava, si metteva sul capo il cappello trasversalmente, si infilava nell’orecchio il dito mignolo della mano sinistra, si infilava il pollice della mano destra nel gilet e, con incedere solenne, esclamava: «Napoleon premier c’est moi!».
Atleta serio, generoso, corretto, dotato di ottima tecnica, arrivò alla Juventus nel 1913, proveniente dalla Vigor, una squadretta che giocava nell’antica Piazza d’Armi. Si affermò immediatamente e salì, in fretta, ai vertici della prima squadra e fu, per un decennio, titolare del ruolo di terzino destro. «All’inizio della sua carriera sportiva – si legge su un giornale dell’epoca – venivano cantate le sue virtù di centravanti. Pervenuto ai fastigi della prima squadra si ritirò in difesa, dove gioca con calma quasi esasperante ma con calcio sicuro e potente. È uno stilista. Per gli avversari è un OS duro».
Aveva un gioco pacato e ordinato, era solito fintare l’entrata sull’avversario in modo da sbilanciarlo; in un modo o nell’altro, il pallone rimaneva sempre nei suoi piedi. Era fisicamente assai solido, sufficientemente veloce nei recuperi e in possesso di un’estrema pulizia nel controllo della palla. Con l’amico Netu Bruna, formò una celebre coppia di terzini che tutto il mondo calcistico invidiò.
Fu convocato per le Olimpiadi di Anversa del 1920 ma, poco amante dei ritiri collegiali, decise di non presentarsi alla chiamata della Commissione Tecnica.

 


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