Gli eroi in bianconero: Giancarlo ALESSANDRELLI

di Stefano Bedeschi
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Nasce a Senigallia, provincia di Ancona, il 4 marzo 1952, ma è praticamente romano, essendosi trasferito nella Capitale alla tenera età di un anno: «A dodici anni giocavo già portiere e nell’Ostiense mi feci le ossa. Presidente di quella società era a quei tempi Anzalone, futuro presidente della Roma e già allora consigliere della società giallorossa. Fu lui, nel 1967-68, a lasciarmi andare alla Juventus, che con altre società si era fatta avanti per acquistarmi. Perciò, gli devo riconoscenza». Da allora, Alex ha compiuto la lunga trafila delle minori: con gli Allievi, poi Juniores; nel 1971-72, Campione d’Italia con la squadra Primavera e, contemporaneamente, terzo portiere della prima squadra. È un anno importante, questo, per Alessandrelli. Tra l’altro, due splendide partite di finale Primavera con la Roma, lo additano ai tifosi come portiere d’avvenire.
A dire il vero, anche la stagione 1970-71 era stata, nel finale, prodiga di soddisfazioni, per il giovanotto. Il Trofeo Picchi, alle porte dell’estate, con l’apparizione in prima squadra: «Fu una cosa magnifica; nel giugno 1971, a diciannove anni, mi trovai di colpo proiettato in prima squadra! E, come se non bastasse, di fronte al pubblico romano, allo stadio Olimpico gremito di folla. Ricordo che fui molto incitato, in quella partita che vincemmo contro il Cagliari per 2-1. Un ricordo magnifico, una delle soddisfazioni più grandi della mia vita. Certo, anche l’anno dopo le cose andarono piuttosto bene; tra l’altro, ancora a Roma, disputò un’ottima partita con la Primavera. E poi, entrai più direttamente a contatto con l’ambiente della prima squadra, in un campionato prodigo di soddisfazioni».
Nel campionato 1972-73 difende, per la prima volta in Serie A, la porta della Ternana con Aldo Nardin: «È stato un anno piuttosto importante per me, quello di Terni; l’anno del salto in Serie A, senza particolare esperienza mia. Un salto, forse, un po’ troppo brusco. Tante cose, alla lunga, mi impedirono di rendere al meglio. Tra l’altro, ero militare. Ma anche il pubblico non mi aiutò molto, criticandomi parecchio a ogni errore. Fu l’inizio di stagione a riservarmi le massime soddisfazioni; a Cagliari, in Coppa Italia, giocai assai bene e alla fine Fabbri e Maraschi vennero negli spogliatoi a congratularsi con me».
Passato per una sola stagione nell’Arezzo in Serie B, si mette in luce come una giovane promessa tanto che è contattato da diversi club della serie maggiore: «L’inizio, per la verità, è stato un po’ incerto, titubante direi quasi. Il momento più bello, per me, è venuto dopo le prime partite; a parte qualche infortunio che mi ha tenuto lontano dal campo nel finale, non ho più in pratica abbandonato il posto di titolare».
Alex accumula prestazioni di ottimo livello e i giudizi sul suo conto sono largamente positivi. Questo spilungone ha quanto si domanda a un portiere per essere grande: l’inesperienza, che a Terni era costata svarioni facilmente eliminabili e la scarsa considerazione del pubblico più intransigente, lascia pian piano il campo. La salvezza dell’Arezzo passa anche attraverso i voli domenicali di questo giovinetto: «La mia gioia è stata doppia, per le mie prestazioni positive nell’arco di un intero campionato e per l’ambiente in cui mi sono trovato immerso. Una città simpatica, Arezzo, con tifosi cordiali. Non avrei potuto desiderare un’esperienza migliore».
La Juventus lo ingaggia nella stagione 1975-76. Boniperti lo vuole alla sua corte: «È un giovane fondamentale e qui farà tantissima strada. Ci penserà Zoff a dargli anche tanti e preziosi consigli», dichiara il presidente. Le opportunità che si presentano a Giancarlo non sono molte, qualche partita di Coppa Italia con i giovani della Primavera, quando Dino Zoff e compagni sono impegnati con la Nazionale per la tournée del Bicentenario dell’Indipendenza americana a fine maggio 1976 oppure in Argentina per i Mondiali.
L’esordio in bianconero, con la maglietta grigia e il numero dodici sulle spalle, gli si presenta all’ultima giornata del campionato 1978-79: Juventus-Avellino. Il primo tempo finisce a reti inviolate, grazie anche al giovane portiere irpino Piotti, che salva il risultato in più di un’occasione. Passano dieci minuti dall’inizio della ripresa e Bettega sblocca la partita; passa un minuto e, su un’azione di contropiede, Verza realizza il raddoppio con un preciso tiro a fil di palo. Il Trap, a questo punto, pensa di mandare in campo Alex; durante l’arco del campionato ha fatto esordire ragazzi fondamentali e che percorreranno molta strada nella Serie A: Fanna, Brio e lo stesso Verza, quindi pensa di dare un po’ di gloria anche ad Alessandrelli.
Dopo tantissime giornate, passate in panchina in compagnia dei radiocronisti Roberto Bortoluzzi, Enrico Ameri e Sandro Ciotti e l’inseparabile tuta blu, Alex ha la sua grande occasione. Al ventesimo minuto, la squadra bianconera si porta sul 3-0, ancora grazie a Verza, al termine di un’azione personale. Appagata, per aver speso tutte le sue forze, la Juventus ha un calo di concentrazione e Gianluca De Ponti, detto Gil, accorcia le distanze con un tiro ravvicinato sul quale, il nostro eroe, non può farci niente. Inaspettatamente alla mezzora, ancora il centravanti irpino, complice una difesa bianconera già in vacanza, segna un altro goal e dimezza ancora lo svantaggio. I tentativi per realizzare altri goal da parte degli attaccanti juventini non sono molti, colpiscono anche un palo con Bettega.
Mancano tre minuti alla fine della partita e Giuseppe Massa, ex giocatore della Lazio, realizza l’incredibile pareggio che sa di beffa, soprattutto per Alessandrelli. Alex, che voleva dare il suo apporto alla sua squadra, far notare le proprie capacità ai suoi sostenitori e agli addetti ai lavori della carta stampata, si ritrova a raccogliere per tre volte il pallone dentro la rete. «Avevo paura come un ragazzino della Primavera – racconta a caldo negli spogliatoi con le lacrime agli occhi – dopo il primo goal non ragionavo più, ero confuso, io che avevo sempre sognato quel momento».
«Al Comunale si è consumato anche un piccolo dramma per Giancarlo Alessandrelli – scrive Bruno Bernardi su “Stampasera” – al quale Trapattoni, d’accordo con Zoff, aveva concesso, quando il risultato sembrava acquisito, di effettuare un parziale debutto nella Juventus in campionato dopo quattro anni di panchina, intervallati da qualche esibizione in Coppa Italia o in amichevole. La Juventus, dopo il cambio, ha siglato il terzo goal e per Alessandrelli sembrava un pomeriggio tranquillo senza emozioni. Viceversa De Ponti, sfruttando due difettose respinte di Alessandrelli su insidiose punizioni di Tosetto, ha caligato il ventisettenne portiere che, sul terzo punto di Massa (in sospetto fuorigioco), è apparso frastornato. Infierire su Alessandrelli, dopo questi sfortunati ventisei minuti, sarebbe ingiusto: l’essere rimasto cosi a lungo all’ombra di Zoff ha indubbiamente appannato i suoi riflessi. Al suo “vice”, l’indistruttibile Dino lascia poco spazio e, di conseguenza, non è facile tenersi pronti e in forma alla chiamata».
Non avrà più nessuna occasione, quella stessa estate sarà ceduto all’Atalanta, in cambio di Luciano Bodini.

 


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