Gli eroi in bianconero: DIEGO

di Stefano Bedeschi
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Veste la maglia con il numero ventotto e debutta ufficialmente con i bianconeri il 23 agosto 2009, alla prima giornata di campionato, contro il Chievo, fornendo l’assist per il goal decisivo di Iaquinta. Segna i suoi primi goal in maglia bianconera in Roma-Juventus del 30 agosto. Si ripete contro l’Atalanta, il Bologna e la Fiorentina. È inserito nella lista dei candidati per il Pallone d’Oro, ed anche in quella per il Fifa World Player insieme a Buffon. Debutta in Coppa Italia il 13 gennaio 2010, in occasione degli ottavi di finale, in Juventus-Napoli, vinta 3-0 dai bianconeri, in cui segna il goal di apertura. Realizza anche la rete del momentaneo vantaggio della Juventus sull’Inter, nei quarti di finale di Coppa Italia.
Nonostante questi numeri, la stagione di Diego Ribas da Cunha è ampiamente negativa. Si dimostra un giocatore dalle grandi qualità tecniche, ma poco adattabile al calcio italiano. Infatti, le sue giocate sono spesso in orizzontali e sono rare le verticalizzazioni per i compagni smarcati in profondità. In più, dimostra di essere tutt’altro che un leader, difettando di personalità. Non sono rare le occasioni nelle quali, vicino alla porta avversaria, preferisce passare la palla a un compagno, anziché tirare in rete. Certo, la stagione disastrosa della Juventus non lo aiuta, ma nonostante sia spesso messo in condizione di giocare secondo il suo istinto, non è mai in grado di prendere per mano la squadra e condurla alla vittoria. Anzi, un suo rigore fallito contro il Bari, è un segnale quasi di resa. Possiamo dire che il vero Diego lo si è visto nelle prime tre partite di campionato: troppo poco per un giocatore considerato uno dei più forti del mondo (pagato quasi 25 milioni di euro) e che avrebbe dovuto far fare il salto di qualità alla Juventus.
Così, con l’arrivo di Delneri (che con il suo 4-4-2 non prevede l’utilizzo del trequartista), il 27 agosto 2010, la Juventus comunica di aver perfezionato l’accordo con il Wolfsburg per la cessione a titolo definitivo di Diego. «Se ho fallito alla Juve? Ho pagato io per tutti – dirà tempo dopo – in Europa puoi avere alti e bassi, anche a seconda di dove giochi. Alla Juventus, avevo più responsabilità degli altri, difatti era la Juve di Diego, anche per via del contratto, di quanto ero costato. Ho giocato tanto, come titolare e non era affatto male. Ma mancavano i risultati e allora si guardava all’investimento fatto con me. Non siamo stati in grado di vincere, di ambire alla Champions. Il tifoso italiano è “fanatico” e molto esigente Lo prendo come un periodo che mi è servito per crescere».

 


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